Cosa sono gli incubatori di start up in Italia?

Un incubatore di startup svolge un ruolo decisivo nell’accompagnare lo sviluppo e la diffusione di nuove aziende e società. Infatti, grazie alla presenza di un incubatore, il territorio che deve ospitare una startup conosce un accelerato sviluppo, così da consentire una più facile sopravvivenza della startup stessa. Inoltre, l’incubatore funge da ponte tra le imprese novelle e le aziende già presenti sul territorio. 

La definizione di incubatore di startup si trova all’interno del decreto legge 179 del 2012, che parla di “incubatore certificato” come di “una società di capitali che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di startup innovative”. In seguito, anche la Commissione Europea ha fornito il proprio contribuito, affermando come un “incubatore di startup innovative”, sia una sorta di “luogo”, che mette a disposizione degli imprenditori “strutture, servizi e competenze”, adeguate e funzionali, orientate al soddisfacimento delle esigenze per il corretto sviluppo delle “loro idee di business, trasformando queste in realtà sostenibili”. Pertanto, un incubatore di startup è un’organizzazione che sostiene le startup nel corso dei primissimi momenti della loro esistenza, mettendo a loro disposizione risorse, servizi e strumenti, utili per lo sviluppo dei loro progetti. 

Un incubatore può accompagnare una startup per un periodo massimo di 3 anni, potendo fruire dei seguenti strumenti, servizi e risorse: 

  • frequentazione comune di ambienti fisici e di coworking; 
  • fruizione di una rete internet ad alta velocità; 
  • attività di networking; 
  • ricerche e servizi nell’ambito del Marketing; 
  • attività di consulenza strategica; 
  • prestazione di servizi legali; 
  • servizi di gestione contabile e finanziaria; 
  • agevolazioni per il conseguimento di prestiti bancari ed incentivi, accesso ai fondi di garanzia per le Piccole Medie Imprese, partecipazione ai bandi. 

Incubatori di startup pubblici e privati

Nella definizione generale di “incubatore di startup” è possibile dividere tra: tra incubatori pubblici e incubatori privati. Gli incubatori pubblici hanno come obiettivo principale quello di supportare “la strategia di innovazione e competitività di un Paese” o di una precisa località geografica; gli incubatori privati, invece, “sono finalizzati alla partecipazione azionaria al capitale della startup, che viene remunerata con la vendita di quote dell’azienda”. Gli incubatori di startup presenti nel mondo sono generalmente organizzazioni no profit, seppur ne esistano alcune che mettono insieme contributi pubblici e privati, mentre altri che sono supportati finanziariamente da enti privati. Di certo, essere parte di un incubatore di startup consente di godere di importanti benefici e vantaggi: poter fruire di uffici e ambienti di lavoro ben organizzati, oltre che adeguatamente connessi in rete; decremento delle spese di gestione; possibilità di essere inseriti in reti imprenditoriali già attive e avviate; possibilità di collegare la propria rete e i propri progetti ad altre realtà, mediante il confronto con altre startup. 

Chi promuove lo sviluppo delle startup in Italia?

Lo sviluppo degli incubatori di startup in Italia è stato favorito dal settore pubblico e dalla Società per la Promozione e Sviluppo Imprenditoriale (SPI), con lo scopo di incoraggiare “l’imprenditorialità e lo sviluppo economico soprattutto nelle aree economicamente più svantaggiate del paese”. I primi incubatori di cui si hanno notizie sono quelli che hanno assunto la forma dei “Business and Innovation Center (BIC)”, orientati secondo i canoni dettati dalla  Commissione Europea, con specializzazione nel comparto del manifatturiero ad alto contenuto tecnologico. Verso la fine degli anni ‘80, si sono sviluppati i “Parchi Scientifici e Tecnologici” (PST), finalizzati a realizzare percorsi di incubazione con lo scopo di supportare la nascita e la crescita delle imprese innovative. Ad oggi, essi sono supportati dai finanziamenti pubblici. Sul finire degli anni Novanta, invece, anche in Italia sono nati gli incubatori universitari, dedicati “al trasferimento tecnologico dal mondo accademico al mondo imprenditoriale”. Dagli anni Duemila ai nostri giorni, infine, si sono diffusi gli incubatori di natura privata, operanti soprattutto nell’ambito della rete Internet, in grado di assumere anche la funzione di “venture capitalist”.

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